Opinione della Settimana

International Generali

Con la nomina del francese Philippe Donnet salgono a 5 i membri del management committee del Leone con passaporto straniero. Pareggiando così gli italiani. Una scelta difesa da Trieste

Generali - Leone alato ImcCi sono cinque italiani, due tedeschi, due francesi e un indiano (ma con passaporto di Singapore). Non è una barzelletta ma la futura composizione del group management committee delle Assicurazioni Generali dopo la recente designazione del francese Philippe Donnet a responsabile delle attività italiane e amministratore delegato di Generali Italia.

Per anni nei circoli finanziari milanesi e nei palazzi del potere romano si è a lungo dibattuto, a torto o a ragione, sull’italianità del gruppo triestino, che per sua antica vocazione è in realtà sempre stato internazionale.

Una vocazione che ora il group ceo Mario Greco ha rilanciato alla grande, chiamando a far parte della prima linea alcuni manager con passaporto estero, che si sono andati ad aggiungere a due figure ormai storiche del top management del Leone come il francese Claude Tendil e il tedesco Dietmar Meister, country manager rispettivamente in Francia e Germania. In gennaio Greco ha annunciato la nomina di Nikhil Srinivasan, proveniente dal gruppo Allianz, a chief investment officer, affidandogli la supervisione degli oltre 470 miliardi di investimenti mobiliari e immobiliari del Leone, e di Carsten Schildknecht, allora in forza a Deutsche Bank, a chief operating officer, con la missione di riorganizzare la macchina del gruppo per metterlo nelle condizioni di raggiungere il target di 600 milioni di minori costi nel 2015.

Srinivasan, 44 anni, cittadino di Singapore, è nato a Delhi ed è cresciuto negli Stati Uniti e in Inghilterra. In Allianz ha ricoperto diversi incarichi e nel 2010 è stato nominato responsabile degli investimenti di Allianz Investment Management ed è entrato nell’international executive committee del gruppo. Ha lavorato a Singapore, Honk Hong, New York e Monaco con esperienze precedenti anche in Ing Barings e Morgan Stanley.

Schildknecht, 45 anni, laureato in ingegneria industriale e con un passato in McKinsey, ha assunto l’incarico lo scorso aprile dopo aver lasciato Deutsche Bank, dove ha ricoperto il ruolo di global chief operating officer.

Con la nomina di Donnet, che diventerà operativa il prossimo ottobre, il group management committee diventa ancora più internazionale, visto che su dieci membri, ben cinque non sono italiani. Una percentuale considerevole, considerato che in un altro gruppo italiano dal profilo internazionale come Unicredit nell’executive management committee, composto da 15 top manager, solo quattro sono gli «stranieri»: il capo della Germania Theodor Weimer, quello dell’Austria Willibald Cernko, il responsabile della divisione corporate & investment banking Jean Pierre Mustier e la general counsel Nadine Faruque.

Ma la nomina di Donnet non ha solo mutato gli equilibri nazionali nel comitato. La cosa che ha destato una certa sorpresa è che a un manager francese siano state affidate le attività domestiche delle Generali, che presidiano uno dei principali mercati del gruppo. Anche se a Trieste non vogliono sentire parlare di nazionalità del management, considerando i criteri della competenza e dell’esperienza gli unici elementi alla base della scelta di Donnet quale successore di Raffaele Agrusti al vertice di Generali Italia. Secondo il vertice delle Generali, il manager francese avrebbe infatti il curriculum adatto per farsi carico della riorganizzazione delle attività italiane del gruppo, che dai primi di luglio sono state concentrate in Generali Italia. Donnet, che ha già lavorato in Italia all’inizio degli anni 2000 curando la riorganizzazione delle attività di Axa nella Penisola, ha infatti un profilo da ristrutturatore e di esperto di processi organizzativi, oltre che avere maturato una grande esperienza nel settore assicurativo grazie gli anni passati al timone di Axa in Giappone e di responsabile della divisione Asia-Pacifico del gruppo francese. Toccherà dunque a Donnet gestire i 300 milioni di investimenti che il Leone ha programmato per rilanciare il business in Italia e procedere alla concreta integrazione dei marchi e delle compagnie che le Generali controllano nel Paese. Un’altra scommessa importante per Greco, cui i risultati hanno finora dato ragione, come dimostrano i conti semestrali chiusi con un utile di oltre 1 miliardo. Il miglior risultato degli ultimi cinque anni.

Autore: Andrea Di Biase – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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