Opinione della Settimana

Quei 28 milioni da Ligresti a Ligresti

Sotto la lente i soldi versati dalla società al suo patron. Agli atti anche la busta paga che certifica i pagamenti all’imprenditore in qualità di consulente. L’Isvap aveva denunciato

Esterno Sede Fondiaria Sai TorinoData di assunzione, 1° gennaio 2004. Qualifica, collaboratore. Mese retribuito, dicembre 2010. La busta paga, un normale cedolino simile a quello di un operaio metalmeccanico, spunta dagli atti dell’inchiesta chiusa dalla procura di Milano con l’accusa di corruzione per Salvatore Ligresti e l’ex presidente dell’Isvap, Giancarlo Giannini. E sarebbe davvero una normale busta paga se non fosse per due strani particolari. Il primo. Alla voce “competenze” la cifra che si legge è da capogiro: 3,5 milioni di euro. Il secondo. Il nome del dipendente è l’ultimo che ci si aspetterebbe di leggere su un normale foglio paga: il nome è quello di Salvatore Ligresti. Strano, ma vero. Perché tra le tante anomalie della vicenda, Salvatore Ligresti era anche dipendente di se stesso e il Ligresti-imprenditore versava al Ligresti-collaboratore dei lauti stipendi, ben 28 milioni di euro in sette anni. Accadeva anche questo in quel paradiso di conflitti di interesse che era Fonsai.

Gli accertamenti sugli strani emolumenti percepiti da don Salvatore sono l’oggetto di un’ispezione dell’Isvap all’inizio del 2011 e poi della denuncia che Giannini presenta al sostituto procuratore Luigi Orsi il 18 aprile 2012, quando – secondo l’ipotesi accusatoria – l’allora capo dell’istituto di vigilanza sulle assicurazioni ha ormai compreso che la promessa di Ligresti di farlo arrivare al vertice dell’Antitrust è definitivamente sfumata. E anche per questo, quella denuncia, costerà a Giannini l’accusa di calunnia.

Il Ligresti-dipendente riceve da Fondiaria-Sai «l’incarico professionale di prestare – con carattere di continuità – assistenza e consulenza strategica e tecnica» alla società di cui il Ligresti-imprenditore è l’azionista di controllo. È il 20 ottobre 2003 e a conferire l’incarico al nuovo collaboratore è Fausto Marchionni, l’uomo che il Ligresti-imprenditore ha voluto alla guida di Fondiaria-Sai. Il contratto di lavoro, due pagine in tutto, prevede che l’ingegnere presti la sua opera per (ma non esclusivamente) due progetti edilizi a Firenze: il Consorzio Castello e il complesso immobiliare “Villa Ragionieri“. Il tutto al ragionevole stipendio di 3,5 milioni di euro all’anno, oltre a una “una tantum” di analogo importo in ragione dell’impegno già espletato nel corso del 2003 per avviare i progetti. Naturalmente il contratto si intende rinnovato tacitamente per l’anno successivo. Lo sarà fino al 2010.

Quando l’Isvap chiede lumi a Fondiaria-Sai ritenendo non giustificato il pagamento di 28 milioni di euro in sette anni per un incarico così generico, la compagnia di Ligresti spedisce all’Isvap un documento di 33 pagine in cui spiega le ragioni della scelta del collaboratore Ligresti. «L’ingegner Salvatore Ligresti – si legge nell’incartamento –, al pari di tanti imprenditori del presente e del passato, è dotato in modo davvero eccezionale di quelle qualità che contrassegnano la figura dell’imprenditore e danno sostanza a ciò che suole sinteticamente riassumersi con il termine “capacità imprenditoriali”». Non è uno scherzo. È tutto scritto sul documento ufficiale, su carta intestata Fondiaria-Sai, e datato 22 marzo 2011. Gli estensori di quelle pagine devono essere stati particolarmente colpiti dalle qualità del collaboratore Ligresti perché specificano che «va chiarito che il termine “grandi capacità” nel settore della costruzione di opere di questo tipo non designa il mero possesso di competenze tecniche di stampo ingegneristico, ma bensì l’attitudine eccezionale di immaginare, creare, modulare ed attuare soluzioni e varianti in grado di generare il quid pluris, il valore aggiunto idoneo a rendere produttivo di profitto e di reddito il progetto edilizio». E naturalmente – aggiungono del tutto ignari che da lì a poco Ligresti sarà travolto dal fallimento delle sue società Imco e Sinergia – «si tratta a ben vedere, senza indulgere in una stucchevole agiografia, di spiccate attitudini che si manifestano in ogni settore dell’attività economica che ha visto impegnato l’ingegner Ligresti».

L’Isvap scopre anche che l’incarico a Ligresti non è passato dall’approvazione del Cda di Fondiaria-Sai, così come un altro incarico che sposta altri 3 milioni di euro da Fonsai a una società della famiglia Ligresti, la Laità Srl di proprietà di Giulia Ligresti (che, per inciso, in quel periodo è anche presidente di Fondiaria-Sai). La Laità, possiede un cavallo da corsa ed è incaricata di diffondere il logo della compagnia nelle manifestazioni sportive dal 2003 al 2010. Nel 2007, però, un identico contratto di sponsorizzazione viene firmato tra Laità e Uniservizi. Ma da chi era controllata Uniservizi? Da Fonsai, naturalmente. E così la compagnia dei Ligresti pagava due volte i Ligresti. Per lo stesso servizio.

Autore: Angelo Mincuzzi – Il Sole 24 Ore

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