Opinione della Settimana

Adolfo Frigessi e la Ras: L’eredità di una famiglia legata alle assicurazioni

È morto nei giorni scorsi Adolfo Frigessi di Rattalma, i cui funerali si sono già tenuti. Eccone un ricordo

Trieste - Sede storica Ras - Piazza della Repubblica ImcNel 1876 Adolfo Frigyessy, giovane assicuratore ungherese originario di Racalmas, piccolo villaggio nel distretto di Fejér, entra nel gruppo dirigente della Ras, compagnia imperiale fondata a Trieste nel 1838 (nella foto, la sede storica di Piazza della Repubblica). Frigyessy da Racalmas, poi italianizzato in Frigessi di Rattalma, viene presto nominato direttore generale con grandissimi poteri, e saprà sviluppare la compagnia a livello internazionale e cosmopolita, con una forza e una capacità realizzatrice straordinarie.

La storia e l’avventura degli uomini formidabili che, come i Frigessi, hanno reso grandi le compagnie assicuratrici tra Otto e Novecento, sono descritte in modo eccezionale nelle pagine degli storici Giulio Sapelli e Anna Millo, alle quali ci ispiriamo per ricordare oggi, con grande commozione, la figura di Adolfo Frigessi di Rattalma, erede della grande scuola manageriale del nonno Adolfo e del padre Arnoldo, espressione di una straordinaria storia imprenditoriale e familiare europea, triestina e cosmopolita.

Ungherese di nascita, tedesco di lingua madre, triestino di adozione, sposato all’italiana Giulia Pavia, il capostipite Adolfo Frigessi ha rappresentato – nelle parole di Anna Millo – «quel particolare tipo umano prodotto dell’impero asburgico e della sua stagione di pacifica convivenza tra le sue numerose nazionalità, il cui risvolto sul piano economico era rappresentato dalla libera circolazione dei capitali al di là di barriere e confini». Alla sua morte awenuta a Vienna durante la prima Guerra mondiale, la compagnia chiama a succedergli il figlio Arnoldo, nato a Trieste il 7 gennaio 1881.

La decisione del giovane di diventare assicuratore è una scelta intenzionale e, per raggiungere tale obiettivo, Arnoldo si prepara con lunghi anni di studio e tirocinio. Diverrà il potentissimo direttore generale della Ras, «caso illuminante di ereditarietà manageriale, che segna l’acme di un potere tecnocratico che si fonda sulle capacità specialissime necessarie, allora come oggi, per condurre una grande compagnia assicurativa», scrive Sapelli. E tali capacità egli saprà trasmettere selezionando una classe dirigente di prima grandezza. Quando la grande crisi del 1929 si abbatte sull’Italia, Frigessi chiama attorno a sé i più brillanti ingegni direttivi della finanza italiana. Tra essi Enrico Marchesane, il quale – con Cesare Merzagora che diverrà presidente delle Assicurazioni Generali – era uno dei due delfini prediletti di Toeplitz alla Commerciale, prima che Raffaele Mattioli li scalzasse entrambi. Marchesane passa alla Ras e Frigessi ne guida la formazione in un formidabile esercizio di educazione manageriale, che ancor oggi rimane un capolavoro della direzione dell’impresa moderna, citando ancora Sapelli.

È negli anni Venti del secolo scorso che nasce Adolfo Frigessi, “Ado” per gli amici, che studierà Giurisprudenza diventando avvocato, professione che non eserciterà mai perché sceglie, nella grande tradizione familiare, una carriera manageriale alla Ras. Adolfo sarà a lungo direttore generale della compagnia e ricorderà, nei bellissimi volumi di poesia che ha scritto, gli anni difficili del periodo fascista e della guerra, quando fu costretto ad abbandonare la frequenza scolastica e prepararsi con precettori privati, come il professore triestino Paolo Scrosoppi, docente di Storia e filosofia al liceo Dante, con il quale resterà poi amico per tutta la vita.

Adolfo vivrà e lavorerà per la Ras a Milano, dove sposerà Malù Cerati Frigessi e dove cresceranno i figli Arnoldo e Marco, ma vorrà mantenere con Trieste un legame fortissimo, culturale ed affettivo. E a Trieste sceglie infine di ritornare. Il volume “Un cielo senza porte” si apre con la poesia “Missione a Trieste“, la più lunga, che fa da cornice a tutte le altre. Come ricorda Cesare Segre nell’introduzione, è un episodio di dolorosa ingenuità: i ragazzi che leggi inique hanno cacciato lontano da casa, vi tornano dopo la guerra alla ricerca, se non altro, dei mobili. Dietro i ragazzi Frigessi, dietro il curioso episodio, la grande storia allarga il suo cerchio a tutta la storia europea, che è anche la storia del dolore ebraico. Trieste dunque è il luogo per eccellenza, il luogo, ormai lasciato, che diventa la città dell’anima. “Ho desiderio / di mettere il fiore / della in cui si bagna / la città distesa” (Adolfo Frigessi, da L’Attesa, Milano 1997).

Autore: Carlo Salvatori, presidente di Allianz Spa – Il Piccolo

<
Articoli correlati
In EvidenzaOpinione della Settimana

Crisi nel settore auto europeo: cresce la domanda di coperture assicurative per il rischio credito

A rischio anche i big dell’automotive come Volkswagen e Aston Martin. Per gli assicuratori cresce…
Leggi di più
ANAPA Rete ImpresAgenziaAssociazioni di CategoriaIn EvidenzaOpinione della Settimana

«Nessuno si salva da solo»

Nel corso di «Davos 2021», la kermesse annuale del World Economic Forum tenutasi lo scorso…
Leggi di più
ANAPA Rete ImpresAgenziaIn EvidenzaNewsOpinione della Settimana

Il «dritto»...

Ormai quotidianamente l’IVASS oscura e sanziona siti on-line di Intermediari…
Leggi di più
Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter

Resta aggiornato sulle ultime novità, sugli eventi e sulle iniziative Intermedia Channel.





termini e condizioni