Opinione della Settimana

Pip: Passo spedito, ma che costi!

Calcolo - Tfr - Busta paga Imc

(Fonte: MF – Supplemento speciale)

Gli aderenti crescono di quasi il 10%, va verificato l’Isc

I Pip (Piani individuali pensionistici) sono polizze che investono in prodotti unit linked o in gestioni separate assicurative (queste ultime prevedono la garanzia del capitale versato) e sono collocati soprattutto da compagnie assicurative e reti di promotori finanziari. Il 2014 dei Pip è stato un anno positivo sia sul fronte dei rendimenti sia in quello delle adesioni. Nei nove mesi dell’anno le unit linked sottostanti hanno registrato un rendimento medio al netto dei costi del 5,1% (+5,8% le linee azionarie, +5,3% le bilanciate e +2,7% le obbligazionarie) a fronte di una rivalutazione netta del Tfr che resta in azienda dell’1% per via dell’inflazione quasi a zero. I rendimenti delle gestioni separate delle polizze Pip invece non sono ancora disponibili. Quel che è certo però è che negli ultimi anni queste ultime linee hanno messo a segno rendimenti costanti, attorno al 3,5-4% al lordo del prelievo sui rendimenti, in linea peraltro con le gestioni separate non previdenziali legate alle polizze vita classiche.

E questo grazie al metodo di contabilizzazione dei titoli in portafoglio che è al costo di acquisto e non a valori di mercato. E in una fase di volatilità per i titoli di Stato, sui quali le gestioni separate si concentrano maggiormente, questo criterio aiuta a stabilizzare i rendimenti. In base a una rilevazione delle gestioni separate classiche che chiudono il bilancio al 30 settembre, quest’anno il rendimento delle gestioni separate non previdenziali si è attestato sul 3,7% lordo.

Nel 2013 le gestioni separate dei Pip avevano registrato un +3,6%, nel 2012 un +3,8% come nel 2010, mentre nel 2008, 2009 e 2011 il rendimento era stato del 3,5%. Questi ultimi dati non scontano l’aliquota fiscale sui rendimenti dell’11,5% entrata in vigore Io scorso luglio perché per le polizze l’imposta sui rendimenti è per cassa. Inoltre, se passerà la proposta inserita nella bozza della legge di Stabilità, i gestori previdenziali dovranno fare i conti con una tassazione più elevata (potrebbe arrivare al 20%).

In ogni caso, per la parte investita in titoli di Stato, che per le gestioni separate rappresentano tradizionalmente gran parte del portafoglio, l’aliquota fiscale sui rendimenti resta quella dei titoli pubblici che è al 12,5%.

Quanto alla diffusione dei Pip, anche nel 2014 questi strumenti hanno registrato il maggior aumento delle adesioni rispetto ai negoziali e ai fondi aperti, nonostante chi si iscrive non abbia diritto al contributo del datore di lavoro (che si aggira attorno all’1% della retribuzione) previsto invece sempre per i fondi negoziali e per i fondi pensione aperti ad adesione collettiva.

Per i Pip infatti non è prevista l’adesione in forma collettiva e possono aderire sia i lavoratori dipendenti sia gli autonomi. A fine settembre gli iscritti ai Pip avevano toccato quota 2,3 milioni con una crescita rispetto a fine 2013 del 9,6% e si confermano quindi lo strumento di previdenza integrativa con il numero più elevato di iscritti.

Alla stessa data il patrimonio si attestava a 15 miliardi di euro, con un + 15,7% rispetto a fine 2013.

Questo risultato è anche merito di aggressive e ben remunerate reti di vendita che collocano questi prodotti, che per questo motivo e anche per l’offerta di maggiori coperture assicurative rispetto agli altri prodotti previdenziali, presentano costi finali che gravano sul sottoscrittore mediamente più elevati nel confronto con i fondi negoziali e gli aperti. Un confronto dei costi è possibile grazie all’Isc (Indicatore sintetico dei costi) che dà una stima delle spese per l’iscritto.

L’incidenza dei costi è espressa in percentuale sulla posizione individuale e in base a determinati periodi di.permanenza nel fondo. Le commissioni sono importanti perché su orizzonti temporali lunghi, differenze anche piccole nei costi producono effetti di rilievo sulla prestazione finale. Ad esempio, su 35 anni ed a parità di altre condizioni (in particolare, i rendimenti lordi) la maggiore onerosità media rispetto ai fondi pensione negoziali si traduce in una prestazione finale più bassa del 17% nel caso dei fondi pensione aperti e del 23 per cento per i Pip.

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