
(di Vitaliano D’Angerio – Plus24)
Da regolarizzare i versamenti nel fondo pensione estero mai segnalati nel quadro RW
Un fondo pensione all’estero mai inserito in dichiarazione dei redditi? C’è bisogno di attivare il procedimento di voluntary disclosure qualora si ritorni in modo stabile sul suolo patrio. Proprio così: un cittadino italiano che lavori oltreconfine e possiede una posizione di previdenza integrativa senza mai averla inserita nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, dovrà attivare la voluntary disclosure se è ritornato a vivere, lavorare e pagare le tasse in Italia. «Sì, quello nel fondo pensione è sempre un investimento finanziario e come tale da inserire nel quadro RW», conferma il fiscalista Alfredo Malguzzi. I riferimenti giuridici su tale punto sono due circolari dell’agenzia dell’Entrate (45E/2010 e 38E/2013): non sono oggetto di monitoraggio fiscale però le somme versate per obbligo di legge a fondi pensione di diritto estero, in quanto previdenza obbligatoria benché complementare (è il caso del “secondo pilastro svizzero” per esempio).
Per attivare la voluntary disclosure è necessario però rivolgersi a un fiscalista o commercialista, non si può fare tutto da soli: lo prevede la legge, ma in sé è anche un procedimento laborioso e complicato. Quanto messo da parte come previdenza potrebbe dunque essere una somma inferiore alla parcella da pagare a un professionista.
«D’altronde non si può decidere di “dimenticare” la posizione aperta – aggiunge Malguzzi –. Stesso discorso per un conto corrente bancario, per esempio, in Svizzera su cui possono giacere poche centinaia di euro». Soluzione? Si potrebbe utilizzare un altro istituto, quello del “ravvedimento operoso” innovato di recente dalla legge di Stabilità . «Il ravvedimento operoso è, in alcuni casi, una strada alternativa alla voluntary disclosure», conferma Malguzzi. Sui costi sarà da valutare caso per caso ma, spiega il fiscalista, è di certo meno complesso e di più rapida attuazione della voluntary disclosure.



