
(di Adriano Bonafede – Repubblica Affari & Finanza)
Un sentito grazie al governo. Firmato: gli agenti assicurativi e i promotori finanziari. Chi vende prodotti di risparmio e soprattutto prodotti previdenziali può fare salti di gioia. Non perché abbia avuto qualche beneficio diretto ma perché invece ne avrà molti indiretti – se saprà rivendersi bene la novità – dalla decisione dell’esecutivo di sterilizzare in larga parte l’adeguamento delle pensioni. Perché? E’ semplice ma per spiegarlo dobbiamo fare un passo indietro. La Corte Costituzionale ha bocciato il blocco dell’adeguamento degli assegni previdenziale all’inflazione. Teoricamente, cancellato questo blocco per gli anni 2012 e 2013, tutte le pensioni si sarebbero dovute adeguare all’inflazione (perduta) secondo le norme all’epoca esistenti, che prevedevano una gradualità ma che davano qualcosa anche agli assegni meno bassi. I giornali, nei giorni successivi alla sentenza della Consulta, hanno fatto a gara per calcolare i suoi effetti sulle finanze dello Stato. Sono circolate le cifre più assurde, fino a 19 miliardi di euro. In realtà sono molti meno (le ultime cifre parlano di 11 miliardi) anche se nessuno conosce come si arrivi a tali calcoli. Ma poco importa. L’allarmismo ha fatto scattare la paura per i conti pubblici e il governo ha comunicato di avere allo studio una misura per sterilizzare sostanzialmente gli effetti della sentenza, o ridurli di molto, almeno sui redditi superiori a 3-5 mila euro lordi al mese. Che al netto delle imposte stanno tra i 2 e i 3 mila euro in su.
Questa notizia mette a nudo un fatto che da anni si legge sottotraccia nei provvedimenti di vari governi: le pensioni medie e alte hanno goduto poco e sicuramente non godranno più di alcuna reale rivalutazione da parte dello Stato. E’ dunque sancita la perdita di potere d’acquisto sul lungo periodo proporzionale al tasso d’inflazione non recuperato. Questo fatto apre una sconfinata prateria e chi vende fondi pensione aperti e pip (fondi assicurativi) e persino polizze vita. Questi prodotti, infatti, godono contrattualmente di una rivalutazione annuale collegata al mix (scelto da ogni singola persona) di asset sottostanti (azioni, obbligazioni, fondi immobiliari, ecc.). E’ vero che nessuno può garantire che questi asset si rivaluteranno sempre ma ragionevolmente ciò è accaduto sempre nel lungo periodo. Morale: i privati possono di fatto offrire quel che lo Stato italiano non può o non vuole più garantire.




