Opinione della Settimana

Covip, ci vogliono più strumenti specializzati sulle pmi italiane

investimenti-pmi-risparmio-imc(di Carlo Giuro – Milano Finanza)

Fondi pensione e casse di previdenza sono sempre più sollecitati a interpretare una funzione attiva in qualità di investitori istituzionali nell’economia reale italiana. Va poi sottolineato come lo scenario prolungato di bassi tassi di interesse determina la necessità da parte degli investitori previdenziali di accentuare la diversificazione del portafoglio, sempre con una adeguata ponderazione del rischio. Ma per ora, come rileva la Covip, alle imprese italiane vanno nell’insieme soltanto 6,2 miliardi di euro di cui 3,2 miliardi sotto forma di strumenti obbligazionari e 3 miliardi di strumenti azionari.

Risorse esigue considerando che il risparmio previdenziale delle casse ammonta a oltre 75 miliardi e quello dei fondi pensione supera i 112 miliardi. Per canalizzare questi capitali verso le aziende italiane la nuova legge di bilancio 2017 interviene stimolando l’investimento nell’economia reale da parte di fondi pensione e casse di previdenza, sulla falsariga di quanto prevede per i risparmiatori retail con i Pir (piani di risparmio fiscalmente agevolati). Per gli investitori previdenziali la normativa introduce un regime che sostituisce il precedente meccanismo del credito di imposta sui redditi degli investimenti a medio lungo termine nel settore delle infrastrutture che era stato previsto per calmierare l’innalzamento della tassazione sui rendimenti dall’11% al 20% per i fondi pensione e al 26% per le casse di previdenza (il credito di imposta era pari rispettivamente al 9 e al 6%). Andando più nello specifico la legge di bilancio dispone che gli investitori previdenziali potranno destinare fino al 5% del loro patrimonio ad investimenti qualificati beneficiando dell’esenzione della tassazione sui redditi di natura finanziaria derivanti da tali investimenti a condizione che li detengano per almeno cinque anni. Per investimenti qualificati si intendono le azioni o quote di imprese (quotate o non quotate) residenti in Italia o in Stati dell’Ue o dell’Asee con stabile organizzazione in Italia (e anche i fondi o sicav, ugualmente residenti in Italia o in Stati Ue o Asee, che investono prevalentemente negli strumenti finanziari sopra indicati).

«Le recenti iniziative legislative, volte a promuovere gli investimenti nell’economia reale da parte sia delle casse sia dei fondi pensione, possono contribuire a rafforzare gli investimenti nel Sistema Paese, qualora si determini un progressivo ampliamento dell’offerta di veicoli di investimento adeguati alle esigenze del risparmio previdenziale», spiega la Covip nel suo nuovo Quadro di sintesi 2015 degli investimenti delle casse professionali.

Nel mirino finiscono le pmi che rappresentano l’ossatura del sistema economico italiano. A tal proposito l’autorità di vigilanza sottolinea che la gamma degli strumenti finanziari disponibili per l’investimento in titoli di imprese domestiche appare oggi ancora ristretta. Per la Covip tali strumenti dovrebbero possedere idonei requisiti in termini, ad esempio, di adeguata trasparenza, di criteri e frequenza di valorizzazione dell’investimento, di possibilità di smobilizzo, di livello dei costi. Il report della commissione di vigilanza presieduta da Mario Padula fa un’analisi del contributo che casse di previdenza e fondi pensione apportano al sistema Paese. La composizione del portafoglio delle casse vede a fine 2015 la rilevante presenza degli investimenti immobiliari (circa un quarto del totale delle attività). Le altre principali attività sono i titoli di debito (circa il 27% del totale, di cui oltre i due terzi titoli di Stato), i fondi o sicav armonizzati (circa il 16%) e azioni (circa l’11%). Mentre nei fondi pensione il portafoglio è allocato in prevalenza in titoli di debito (circa il 60% del totale, di cui i quattro quinti costituiti da titoli di Stato). Fra gli altri principali asset figurano azioni (circa il 16%) e fondi armonizzati (10%). Al contrario rispetto alle casse, nei fondi l’immobiliare costituisce una componente residuale (poco meno del 4%) e per lo più concentrata nei comparti cosiddetti preesistenti.

E oggi soprattutto i fondi pensione presentano reali spazi di incremento delle risorse da destinare alle aziende domestiche. Le casse, invece, essendo ormai a regime la fase di erogazione delle prestazioni, hanno margini più contenuti per aumentare gli investimenti nell’economia reale italiana. Per i fondi pensione, il cui stadio di sviluppo è ancora lontano dalla piena maturità, l’aumento degli investiment in strumenti finanziari emessi dalle imprese italiane ritrova possibili spazi nei flussi di cassa positivi generati dalla gestione previdenziale.

Tuttavia, prosegue la Covip, diverse cause possono finora aver ostacolato tali investimenti, quali la replica di benchmark di mercato diversificati su scala internazionale nei quali il peso assegnato all’Italia è marginale, le difficoltà nella valorizzazione e liquidabilità di strumenti non quotati, l’avversione al rischio e la durata dei mandati di gestione incoerente rispetto all’orizzonte temporale delle linee di investimento.

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