Opinione della Settimana

Dai prestiti bancari ai bond, la nuova finanza per le Pmi

Finanziamento - Capitale Imc

(di Isabella Bufacchi – Il Sole 24 Ore)

Il 2016 è stato un anno record per l’Italia: emissioni per 3,57 miliardi. I mini-bond italiani e i tedeschi «schuldschein» in forte espansione

Un ponte tra il vecchio prestito bancario e il mercato del futuro, il mercato dei capitali: è questo l’anello finanziario che serve di più adesso in Europa, e in Italia, per collegare il mondo delle banche – che con il deleveraging si sta restringendo – e il mondo degli investitori istituzionali sempre più disposto a finanziare direttamente le imprese, dalle grandi alle piccole. Questa “bridge finance” per finanziare con strumenti nuovi l’economia reale vede l’Italia e la Germania in pole position con due mercati in forte espansione dedicati agli investitori istituzionali: il collocamento privato tedesco Schuldschein, che quest’anno mira a 20 miliardi di emissioni, e il giovane mercato italiano dei mini-bond con volume totale da 12 miliardi.

Questi due mercati di finanza-ponte in Italia e Germania sono stati messi ieri in un serrato confronto da FeBaf e VOEB, l’associazione bancaria pubblica tedesca, in un evento che ha riunito i massimi esperti della materia.

Il primo confronto è fatto di numeri. Lo strumento Schuldschein, che ha preso il volo dal 2004, è un contratto bilaterale tra emittente e investitore, non garantito, senza rating esterno, con documentazione di 15-20 pagine poco stringente (niente prospetto), costi di documentazione bassi, pari passo ai prestiti bancari, con scadenze da 3 a 10 anni e di recente fino a 30 anni e importo minimo da 10 milioni ma l’80% dei collocamenti va oltre i 200 milioni. Il mercato degli Schuldschein si sta internazionalizzando, con un numero crescente di emittenti non tedeschi e ha aggiunto di recente la nuova categoria “green” con cinque operazioni: dopo il boom di emissione nel 2016, per quasi 30 miliardi, quest’anno dovrebbe arrivare a 20-25 miliardi.

I mini-bond italiani sono nati nel 2012 ma decollati dal 2014: il numero delle operazioni collocate finora è molto elevato, circa 300 in tre anni, ma le dimensioni restano piccole, la maggior parte sotto i 50 milioni, perché le Pmi italiane sono più piccole di quelle tedesche. I mini-bonds hanno una durata media di 5,7 anni, con punte di 7 anni per allungare l’orizzonte: a differenza degli Schuldschein, solo il 61% non ha rating e la documentazione è più corposa. Il 2016 è stato un anno record: 3,57 miliardi emessi.

Paolo Garonna, Segretario Generale della FeBAF ha rimarcato che «sia in Italia che in Germania, la transizione verso un mercato unico dei capitali che apra anche a finanziamenti extrabancari riveste un’importanza fondamentale, per sostenere sistemi manifatturieri che sono i principali in Europa e che hanno caratteristiche simili e naturale tendenza all’export». David Sabatini, dell’Abi, ha sottolineato che questi strumenti sono una grande opportunità per le banche e gli emittenti, ma che occorre uno sforzo di maggiore trasparenza da parte delle imprese sebbene i mini-bond – che devono essere accompagnati da un progetto da finanziare – possano risultare più costosi dei prestiti bancari. Edoardo Marullo-Reedtz di Ania ha ammonito che i requisiti patrimoniali imposti alle compagnie di assicurazione per ora penalizzano i bond senza rating. Michael Spitzner, di Bayern LB, si è detto positivo sullo sviluppo degli Schuldschein, dopo il volume record del 2016 (27 miliardi), emittenti sempre più internazionali (da dieci Paesi oltre la Germania) e operazioni denominate in sterline e dollari Usa in aumento.

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