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Greg Case, Ceo di Aon: il Dipartimento di Giustizia USA che ha bloccato la fusione con Willis Towers Watson è “fuori dal tempo”

Secondo il Ceo di Aon, Greg Case, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti è “fuori dal tempo” e si muove in ritardo rispetto alle altre istituzioni normative del mondo. Una replica piccata alla dichiarazione del Procuratore Generale che ha definito una “vittoria” del libero mercato e della concorrenza, il naufragio della progettata fusione tra Aon e Willis Towers Watson.

Andando oltre le dichiarazioni, resta il fatto che per andare in porto la mega operazione da 30 miliardi di dollari avrebbe avuto bisogno di ulteriori dismissioni di un certo peso, con evidente allungamento dei tempi. Dopo la chiusura della partita che avrebbe dato origine al più grande gruppo di brokeraggio al mondo, Aon si è affrettata a cercare di ridestare la fiducia tra i suoi azionisti dichiarando che il Ceo e il Cfo rimarranno all’interno della società almeno fino al 2026.

Navigazione più incerta per Willis Towers Watson (WTW), dato che il contratto del Ceo John Haley era stato esteso fino al completamento del progetto di fusione, con termine massimo al prossimo 31 dicembre qualora il progetto non fosse ancora andato in porto.

WTW ha quindi spento sul nascere ogni possibile turbolenza dichiarando che la penale da 1 miliardi di dollari che si appresta a incassare da Aon per lo stop alla fusione, sarà messo a disposizione del programma di buyback.

Il terzo attore in scena è Arthur J. Gallagher (AJG) che aveva già definito l’acquisizione di alcuni asset da WTW, Willis Re su tutti. Poiché gli accordi erano subordinati all’esito positivo della fusione Aon-WTW, Arthur J. Gallagher ha già annunciato il decadimento degli accordi sottoscritti.

AJG si troverà quindi la cassa piena di cash e potrebbe scendere in campo in prima persona per rilevare direttamente da WTW alcuni asset partendo proprio dal pezzo pregiato della collezione: Willis Re.

Tornando alle stoccate tra Aon e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, i ritardi accumulati dal processo autorizzativo degli Stati Uniti sarebbero alla base del fallimento dell’operazione.

Il continuo allungarsi dei tempi ha aumentato i rischi dell’operazione, soprattutto in relazione al valore economico delle cessioni necessarie per soddisfare le richieste del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. È chiaro che ben conoscendo la necessità di vendere, l’acquirente avrebbe strappato prezzi decisamente inferiori a quelli di mercato.

È quindi naturale che Aon abbia cercato di abbreviare i tempi. Inoltre, il clima di incertezza sull’esito della fusione ha danneggiato anche l’operatività delle due società coinvolte, non da ultimo con l’uscita di alcune risorse umane di grande capacità, fattore che ha sicuramente avuto un ruolo determinante nella decisione di abbandonare il progetto.

Foto in copertina: Greg Case, Ceo di Aon

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