Il presidente di Unipol: “Non aderiamo al patto di consultazione, ma questo non vuol dire che non siamo soddisfatti”

“Abbiamo da tempo una quota in Mediobanca pari all’1,9%, oltre che un rapporto di lavoro che ha radici lontane. E’ una banca che anche in contesti complessi ha prodotto risultati economici positivi rispetto ai competitor, con una forte dotazione di capitale e anche dal punto di vista del profilo di rischio è al top rispetto ad altri istituti.
Durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati del gruppo bolognese, il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, segna il campo in maniera decisa sulla partecipazione in Piazzetta Cuccia alla luce di una possibile evoluzione della governance della banca, alla luce del rafforzamento di Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone. “Non abbiamo mai pensato e non penseremo di entrare in un patto di sindacato, non ne abbiamo mai sentito la necessità in nessun settore”, ha precisato Cimbri. “Decideremo in base alle convenienze di Unipol, ma questo non vuol dire che non siamo soddisfatti e che non sosteniamo management”.
Il presidente di Unipol ha anche parlato della situazione in casa Generali, spiegando che “’Come operatore di mercato e come competitor non auspico una situazione di perdurante instabilità o conflittualità, ma di normalità. Non penso che il settore si avvantaggi se un concorrente ha una situazione più turbolenta. E’ un bene invece che tutti i gruppi del settore abbiamo una situazione stabile e ci sia una sana, aspra ma penso positiva competizione”.
Cimbri ha sottolineato che “è importante la stabilità dell’azionariato, perché consente di fare programmi di lungo periodo e di costruire” e non “scelte di breve termine che non vanno nell’interesse della società” ma che sono prese per ottenere consenso. “La stabilità dell’azionariato è un valore per l’azienda”.
Per quanto riguarda gli accordi di bancassurance con Popolare di Sondrio e Bper in scadenza quest’anno, Cimbri si mostra ottimista circa il loro rinnovo “in virtù di una relazione strategica di lungo periodo”. Sull’acquisizione di Carige invece il 2022 se ne andrà tra autorizzazioni, opa sulle minoranze e fusioni.
Cimbri ha quindi spiegato che Unipol ha scelto di diversificare per linee di business, aggiungendo che non è detto che si possa guardare ai mercati esteri, “ma andare fuori è complicato, perché non bastano i soldi. Un grande gruppo assicurativo internazionale diventa una federazione di compagnie di assicurazione. Le sinergie dal punto di vista industriale sono molto più basse rispetto ad esempio all’industria automobilistica”. Ad esempio nelle banche i gruppi internazionali si sono formati in altre epoche, non ora”. In ogni caso “mai dire mai, ma in ogni caso le acquisizioni non faranno mai parte di un piano industriale”.
Foto in copertina: Carlo Cimbri, Presidente di Unipol
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