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Future pandemie: i regulator debbono svolgere un ruolo di ponte tra i governi e le assicurazioni, dice IAIS

Gli insegnamenti dell’emergenza covid -19 in un report dell’associazione internazionale delle autorità di vigilanza

La difficoltà di conciliare la missione di protezione dei consumatori con quella di assicurare la stabilità degli operatori

“Le autorità di vigilanza potrebbero fungere da ponte tra il settore assicurativo e il governo, svolgendo un ruolo di consulenza sulle implicazioni di condivisione del rischio” negli schemi di protezione per future pandemie. Lo ha sottolineato lo Iais , l’associazione internazionale dei regulator assicurativi, in un report nel quale ha fatto il punto sulle esperienze accumulate dall’industria globale delle polizze durante l’emergenza covid-19. Un‘esperienza che potrebbe manifestarsi nuovamente con future pandemie o anche con altri rischi emergenti (cyber, catastrofi naturali) la cui magnitudo è difficilmente sopportabile unicamente dalle imprese assicurative. Quando le nazioni sono alle prese con simili emergenze è necessario adottare schemi cosiddetti “multi-stakeholder” in cui le responsabilità siano suddivise tra i diversi attori (compagnie, governi, altri soggetti).

Nel corso della recente pandemia i regulator si sono trovati a “navigare tra i ruoli di vigilanza fondamentali per garantire l’equo trattamento dei clienti mantenendo al contempo la solidità finanziaria dei singoli assicuratori e la stabilità finanziaria a livello di settore”. Questo doppio ruolo ha dato luogo anche a frizioni quando gli interessi confliggevano.

In generale gli schemi anti-pandemia progettati nel corso della prima ondata di covid-19 – sottolinea lo studio – non si sono tradotti in pratica perché lo scenario è rapidamente cambiato. Inizialmente i problemi maggiori avevano riguardato le coperture per la business interruption (BI) a causa dei diffusi lockdown decisi dalle autorità per contenere il diffondersi dell’epidemia. In quel frangente, ad esempio, il Business Continuity Protection Program (BCPP) progettato negli Stati Uniti, avrebbe affidato al governo di pagare tutti i sinistri incaricando il settore assicurativo solo dell’amministrazione delle polizze e della gestione dei sinistri. In altri casi, come la proposta CATEX (catastrophes exceptionelles) in Francia o l’Indian Pandemic Risk Pool, assicuratori e riassicuratori avrebbero contributo alla capacità iniziale del programma/pool, ma sarebbero stati supportati da un sostegno governativo per i danni in eccesso. Maggiori effetti pratici hanno avuto i programmi per assicurare il credito alle aziende. In Europa, almeno 11 paesi hanno rapidamente progettato e implementato schemi di riassicurazione nel 2020, la maggior parte dei quali si è conclusa entro la metà del 2021. Nel 2020, la Commissione europea ha introdotto una modifica del quadro sugli aiuti di Stato per dichiarare temporaneamente non classificabili come aiuti le forme di riassicurazione pubblica del credito commerciale.

Limitato è stato invece il ricorso a strumenti finanziari alternativi per coprire i rischi pandemici. L’esempio più noto è il Pandemic Emergency Financing Facility (PEF) della Banca mondiale, che ha pagato $ 200 milioni ad alcuni stati africani ma è stato rapidamente abbandonato perché lo schema è stato considerato troppo lento per dare un effettivo aiuto ai paesi in via di sviluppo. C’è infine da considerare il diffuso contenzioso, in parte ancora in corso, che ha riguardato le polizze di BI perché le aziende, a differenza delle compagnie ritenevano che in molti casi quei contratti avrebbero dovuto essere attivati. Per dirimere le controversie un ruolo attivo è stato svolto in Gran Bretagna dalla FCA, che non a caso si occupa soltanto della tutela dei consumatori e non anche della stabilità delle compagnie dove provvede un’altra authority.

In generale, pensando al futuro, lo Iais sottolinea che negli accordi multi-stakeholder i regulator dovrebbero occuparsi di certificare la sostenibilità per le compagnie degli impegni che vengono presi (dal punto di vista della loro solvibilità), di monitorare il rischio, di raccogliere ampie basi dati a beneficio dei partecipanti agli schemi, di contemperare la tutela dei clienti con le esigenze di stabilità delle imprese riducendo in particolare le zone d’ombra nei contratti. Tenendo comunque presente che non “esiste un approccio a taglia unica e che ogni soluzione va modellata sulle caratteristiche di ogni singola giurisdizione”.

Leggi anche La pandemia ha causato perdite agli assicuratori mondiali

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