
Con l’inizio dell’anno la raccolta di nuovi premi assicurativi vita è tornata a crescere in Italia . A fine marzo si attestava a circa 22 miliardi con un incremento di quasi il 10 % rispetto al -6,1% dello stesso periodo del 2023. Il dato è positivo anche perchè va letto assieme all’onda lunga dei riscatti di polizze che ha caratterizzato l’intero anno passato e che sta lentamente rientrando proprio nelle ultime settimane, soprattutto nel segmento dei contratti collocati attraverso il canale agenziale. I problemi strutturali sono però lontani dall’essere risolti e riguardano soprattutto le polizze vita cosiddette “garantite” del primo ramo assicurativo. Se ne è parlato ad un recente seminario di Itinerari Previdenziali in cui gli esponenti delle compagnie hanno confrontato diverse soluzioni per ridare smalto ad un segmento che ha caratterizzato la loro offerta negli ultimi 40 anni. Il problema è presto detto. Perchè nel 2023 un risparmiatore avrebbe dovuto sottoscrivere quei contratti garantiti o mantenerli nel suo portafoglio se, a fronte di un rendimento medio del 2,66%, il ritorno di un BtP si attestava al 3,91 per cento? L’esperienza degli ultimi due anni ha dimostrato una vulnerabilità delle polizze garantite in un contesto di tassi d’interesse in crescita. Gli asset su cui riposano i rendimenti sono mantenuti al costo storico fin quando i gestori non li vendono, facendo emergere plusvalenze o minusvalenze. È il segreto che in tempi normali consente alle compagnie di esibire performance stabili nel tempo. Ma quando i tassi dei titoli di stato salgono bruscamente, facendo deprimere i prezzi di quelli già in portafoglio, il meccanismo si inceppa. I clienti, soprattutto quelli delle reti bancarie che possono offrire prodotti finanziari alternativi, sono spinti a riscattare le polizze. E gli assicuratori, per riconsegnare i capitali, sono costretti a vendere asset progressivamente in perdita e, poiché le polizze erano state vendute con la garanzie del capitale (quelle più vecchie anche con la garanzia di un rendimento minimo) devono pagare il conto di tasca propria.
Le polizze garantite – è stato sottolineato unanimemente al seminario di Itinerari Previdenziali – sono prodotti finanziari di lungo temine non adatti ad un risparmiatore interessato al “mordi e fuggi”. Peccato che, superato un periodo iniziale di 1-2 anni, i contratti non prevedano generalmente penali per l’uscita anticipata. Per come sono costruite le gestioni in Italia è difficile collocare barriere contrattuali ai riscatti. Inoltre occorre considerare le resistenze delle reti di vendita bancarie e dei promotori finanziari che guadagnano commissioni movimentando periodicamente il portafoglio dei clienti e che quindi sono restie a vendere prodotti che rimangono stabili per 10-20 anni. Le compagnie sono dunque alla ricerca di soluzioni che le facciano uscire dal dilemma di prodotti pensati a lungo termine ma riscattabili “a vista”.
Molti player pensano che una risposta sia nell’aumentare il contenuto assicurativo di quei prodotti, soprattutto nel campo sanitario. Ad esempio si potrebbe pensare a polizze che, in aggiunta alla garanzia del capitale, aggiungano servizi (ad esempio di telemedicina, ospedali virtuali etc.) per quei sottoscrittori che li tengano in portafoglio per un lungo periodo di tempo. Poiché per molti clienti i contratti arrivano a scadenza con l’arrivo della terza età, potrebbe già rappresentare un incentivo l’impegno dell’assicuratore a offrire comunque una copertura sanitaria anche in età in cui normalmente le compagnie sono restie a fornirla (al raggiungimento di 70-75 anni). Per gli assicuratori è estremamente difficile fare promesse assicurative sui prezzi delle coperture sanitarie in un periodo così lungo di tempo, Ma forse non sarebbe impossibile aggiornare, diciamo, ogni cinque anni le tariffe di una copertura sanitaria offerta per il futuro ai propri clienti di polizze “garantite”.
L’altro strumento è quello fiscale. Lo stato potrebbe incentivare il risparmio a lungo termine riducendo l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze per quei risparmiatori che mantengono in portafoglio le polizze “garantite” per un lungo periodo di tempo. È vero che le casse, già esangui, dello stato ne dovrebbero sopportarne l’onere che però inizierebbe a decorrere tra 15-20 anni, al momento di liquidare l’investimento. Vi sarebbe insomma tutto il tempo per ammortizzare quel costo.
a cura di Riccardo Sabbatini
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