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Aumentano gli iscritti ai Fondi Pensione (9,6 milioni) nel 2023, ma le donne restano ai margini

Aumenta il numero di iscritti alle forme complementari di previdenza. Secondo i dati contenuti nella relazione annuale della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), illustrata ieri mattina a Roma dalla presidente Francesca Balzani, a fine 2023, gli italiani iscritti alle diverse forme di previdenza complementare erano 9,6 milioni, in crescita del 3,7% rispetto all’anno precedente.

La Covip spiega che risultano essere 1,9 milioni gli iscritti ai fondi aperti (+5,9%) e 3,9 milioni quelli ai Pip (+1,7%), mentre gli iscritti ai fondi preesistenti sono 656.000.

Osservando la composizione degli iscritti, gli uomini sono il 61,7%, prevalentemente posizionati nelle classi d’età intermedie e più vicine al pensionamento, mentre resta grave il ritardo delle donne: sono infatti meno di 4 iscritti su 10.

In particolare, il 47,8% degli iscritti rientra nella fascia d’età 35-45 anni e il 32,9% ha più di 54 anni. In crescita però le adesioni dei più giovani (under 34 anni) che sono passate dal 17,6% del 2019 al 19,3% di fine 2023.

La presidente facente funzione della Covip, Francesca Balzani, ha detto che il risparmio previdenziale ha bisogno di un quadro normativo quanto mai stabile, dove i cambiamenti “vanno opportunamente soppesati, per evitare che venga compromesso il livello di affidabilità che il settore ha in questi decenni faticosamente conquistato. Un calo di fiducia, anche indotto da interventi normativi di tipo restrittivo, rischia infatti di scoraggiare la partecipazione”.

Balzani aggiunge che possono “trovare spazio interventi che migliorino la capacità contributiva delle persone”, specialmente le più deboli e ai margini del sistema. Per queste persone sarebbe utile una “rimodulazione dell’intervento pubblico e in particolare, almeno in una prima fase della partecipazione a un fondo pensione i benefici fiscali, oggi espressi in termini di deducibilità dei contributi fino a 5.164,57 euro annuali, potrebbero trasformarsi in una contribuzione di ingresso”.

Secondo Balzani un altro aspetto che potrebbe essere migliorato riguarda la possibile ridefinizione dei limiti di deducibilità: “Consentendo di riportare ad anni successivi spazi di deducibilità di cui non si è goduto nell’anno di riferimento, faciliterebbe la contribuzione di quanti non sono in grado di destinare ogni anno alla previdenza complementare un flusso stabile di contributi e incentiverebbe la partecipazione di quanti hanno redditi più volatili, come in molti casi del variegato panorama del lavoro autonomo”.

Per quanto riguarda i rendimenti, la dinamica positiva dei mercati finanziari si è riflessa sui rendimenti registrati nel 2023 da tutte le tipologie di linee di investimento, consentendo di recuperare le perdite subite nel 2022.

La Covip osserva che i migliori risultati sono stati conseguiti dalle linee d’investimento con una maggiore esposizione verso i titoli di capitale. I comparti azionari hanno registrato le performance migliori, con rendimenti annui, mediamente pari al 10,2% nei fondi negoziali, all’11,3% nei fondi aperti e all’11,5% nei Pip, mentre nei comparti bilanciati i guadagni sono stati inferiori.

Anche i comparti obbligazionari hanno ottenuto rendimenti positivi: il 7,2% gli obbligazionari misti nei fondi negoziali e il 4,4% nei fondi aperti, mentre sono stati inferiori, seppure positivi, i risultati registrati nei comparti obbligazionari puri e in quelli garantiti.

Su un periodo di osservazione decennale (da fine 2013 a fine 2023), i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano, per tutte le tipologie di forme pensionistiche, tra il 4,2% e il 4,5%, superiori al rendimento medio delle linee obbligazionarie e anche al tasso di rivalutazione del Tfr (pari al 2,4% nel decennio).

Le linee bilanciate hanno mostrato rendimenti medi che vanno dall’1,9% dei PIP di tipo unit linked al 2,7% dei fondi negoziali e al 2,9% dei fondi aperti.

Le risorse accumulate dalle forme complementari di previdenza a fine 2023 complementari si attestano a 224,4 miliardi di euro, con un incremento del 9,1% rispetto all’anno precedente.

Le risorse accumulate sono pari al 10,8% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.

I fondi negoziali detengono il 30,2% del totale delle risorse, i fondi aperti il 14,5% e i Pip il 25,3%.

a cura di Vincenzo Giudice

Leggi anche Fondi pensione: iscritti in crescita del 4% nel 2023

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