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Portafogli assicurativi a rischio: compagnie vita più esposte che nel 2008

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I portafogli assicurativi a rischio non sono una novità nel settore, ma oggi la situazione appare strutturalmente più fragile rispetto a quanto registrato nel 2007, l’anno che precedette il peggior crollo finanziario dalla Grande Depressione. È questa la conclusione centrale di un rapporto pubblicato venerdì da A.M. Best, anticipato dal Wall Street Journal, che ha messo a confronto le riserve destinate alle rendite nel 2024 con uno scenario analogo di quasi vent’anni fa. Il verdetto è netto: le compagnie vita che emettono prodotti di rendita detengono oggi una quota più elevata di debito rischioso, con cuscinetti patrimoniali leggermente più ridotti e una concentrazione crescente di investimenti collegati a soggetti con cui condividono legami societari.

«Siamo significativamente in una situazione peggiore», ha dichiarato Erik Miller, senior director di A.M. Best. «La probabilità di non riuscire a onorare i propri impegni è semplicemente più alta.» Una valutazione che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche e che arriva in un momento in cui le vendite annue di rendite negli Stati Uniti hanno raddoppiato nell’arco di un decennio, portando le riserve complessive a sfiorare i 1.600 miliardi di dollari, una cifra che supera ormai quella a copertura delle polizze vita individuali.

Alla radice del fenomeno c’è l’ascesa del private credit, il credito privato ad alto rendimento che ha attratto negli ultimi anni circa mille miliardi di dollari dai bilanci delle compagnie vita, su un totale di sei mila miliardi di attivi investiti. Società come Apollo Global Management e KKR hanno acquisito imprese assicurative del ramo vita e trasferito ingenti masse di debito privato sui loro bilanci, alimentando un meccanismo che può risultare redditizio tanto per gli assicuratori quanto per le società di gestione che percepiscono commissioni. Il problema è che, se i prestiti sottostanti si deteriorano, il rischio ricade direttamente sugli assicurati. Più di 400 miliardi di questi strumenti di credito portano rating riservati, visibili solo all’emittente e agli investitori istituzionali, sottraendosi a qualsiasi valutazione pubblica.

Il settore non è rimasto inerte. L’Associazione Nazionale dei Commissari Assicurativi americani ha dichiarato di monitorare attentamente l’evoluzione dei portafogli, richiedendo alle compagnie vita «di mantenere un capitale adeguato al loro profilo di rischio». Una posizione confermata anche da un rapporto di S&P Global Ratings dell’ottobre scorso, citato da David Chavern, presidente dell’American Council of Life Insurers, secondo cui i rischi aggiuntivi di liquidità e complessità legati al private credit «vengono gestiti in modo responsabile». Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato una serie di consultazioni con i commissari assicurativi statali sui rischi emergenti nella gestione del credito privato.

Vale la pena ricordare che il vero trauma del settore assicurativo non arrivò nel 2008, ma tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, quando il crollo dei portafogli obbligazionari speculativi costrinse le autorità californiane a commissariare due grandi compagnie vita nel giro di due mesi consecutivi. Martin Weiss, fondatore di Weiss Ratings, riconosce che i portafogli attuali sono meno rischiosi rispetto a quel periodo, ma avverte che sono più vulnerabili rispetto al 2008. In quella crisi, del resto, non tutto andò per il meglio: il crollo dei mercati azionari e immobiliari colpì duramente le riserve proprio mentre le compagnie vita dovevano far fronte ai pagamenti sulle rendite legate all’andamento dei mercati. Sei grandi gruppi assicurativi ricorsero a salvataggi federali, senza contare l’intervento da 85 miliardi di dollari a favore di AIG, travolta dai contratti derivati collegati ai mutui subprime.

Il Centro per la Ricerca sul Pensionamento stima che circa il dieci per cento degli americani over 65 detenga oggi una polizza di rendita, il che rende i portafogli assicurativi a rischio una questione che riguarda direttamente milioni di famiglie. In caso di insolvenza di una compagnia vita, i fondi di garanzia statali intervengono, ma con massimali che spesso non coprono l’intero ammontare promesso, e i titolari di polizza possono trovarsi a recuperare solo una parte di quanto versato nel corso degli anni. Il dibattito regolatorio è aperto e, a giudicare dai segnali che arrivano da Washington, destinato a intensificarsi. La posta in gioco è alta quanto le cifre in ballo.

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2026/03/16/private-credit-cresce-lallarme-nei-mercati-assicurazioni-piu-esposte-negli-stati-uniti/

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