Solo il 12% delle imprese è assicurato contro i rischi naturali: obbligo normativo e divari strutturali frenano la diffusione delle coperture

Le polizze anti-catastrofi restano una componente ancora marginale del sistema produttivo italiano e le polizze anti-catastrofi mostrano un livello di penetrazione lontano dagli obiettivi impliciti della normativa, secondo uno studio di Excellence Consulting, basato su dati Ania, Ivass e Istat e su elaborazioni proprietarie. L’analisi colloca il mercato potenziale in circa 2,4 miliardi di euro di premi annui, a fronte di una raccolta effettiva di circa 700 milioni, lasciando un divario non ancora coperto di circa 1,7 miliardi, mentre solo il 12% delle imprese risulta oggi assicurato contro sisma, alluvioni e frane. Il quadro delineato evidenzia come il tema delle coperture catastrofali non sia soltanto regolatorio, ma soprattutto legato alla capacità del mercato di raggiungere una platea ancora ampia e frammentata di imprese.
L’indagine di Excellence Consulting mette in evidenza che la distanza tra obbligo normativo e adesione effettiva non dipende esclusivamente dal livello dei premi assicurativi, che si attestano mediamente tra 700 e 1.000 euro annui, con valori più bassi per le microimprese tra 300 e 500 euro, ma da fattori strutturali che incidono sulla domanda.
Tra questi emergono la percezione di rischio ancora contenuta, la complessità del prodotto e la sfiducia nei tempi di liquidazione dei sinistri, elementi che rallentano la diffusione delle coperture. In questo contesto, la mancata protezione espone le imprese a una maggiore vulnerabilità finanziaria in caso di eventi estremi, con possibili riflessi sulla continuità operativa e sul merito creditizio, come evidenziato anche da analisi della Banca d’Italia nel Rapporto sulla Stabilità Finanziaria 2025.
Il perimetro della normativa, definito dalla Legge di Bilancio 2024 e dal Decreto MIMIT del 18 giugno 2025, individua con precisione beni assicurabili e meccanismi di indennizzo, includendo fabbricati a valore di ricostruzione, impianti e macchinari al costo di rimpiazzo e terreni a primo rischio assoluto, con una struttura di massimali progressivi e il coinvolgimento di SACE come riassicuratore pubblico.
La distribuzione del rischio sul territorio italiano rimane fortemente disomogenea e contribuisce a rendere il mercato delle polizze anti-catastrofi ancora più complesso da sviluppare in modo uniforme. Le elaborazioni basate su dati ISPRA sul dissesto idrogeologico indicano una forte esposizione al rischio in diverse aree del Paese, con la Calabria tra le regioni più vulnerabili al rischio sismico, Abruzzo e Basilicata subito dopo, mentre la Valle d’Aosta presenta una maggiore incidenza di frane e l’Emilia-Romagna un’esposizione significativa al rischio alluvionale. Questa geografia del rischio si riflette nei prezzi delle coperture, che oscillano in modo rilevante da regione a regione, passando da valori medi di circa 459 euro in Sardegna fino a oltre 7.800 euro in Liguria, segnalando un divario marcato tra costo percepito e rischio effettivo. In questo scenario, il nodo centrale resta l’accessibilità del prodotto assicurativo, soprattutto per le microimprese.
Secondo Antonello Di Mascio, Chief Research Officer del Gruppo Excellence, “il tema non è l’esistenza del mercato, ma la sua accessibilità –. Il divario si concentra sulle microimprese, che sono le meno servite dalla distribuzione. È fondamentale portare soluzioni semplici e comprensibili su un tessuto produttivo estremamente frammentato, dove oggi la distribuzione non riesce ad arrivare in modo efficace”.
Una lettura che si collega alla necessità di evoluzione del modello assicurativo, sottolineata da Maurizio Primanni, CEO del Gruppo Excellence, che evidenzia come “è necessario un cambio del modello di business: sia dal punto di vista dell’offerta, basata su soluzioni ibride, tradizionali e parametriche, capaci di garantire liquidità immediata al verificarsi del sinistro, sia dal punto di vista del modello di servizio […] sia dal punto di vista del modello distributivo”. L’insieme di questi fattori delinea un mercato ancora in fase di assestamento, dove la crescita potenziale delle coperture si confronta con ostacoli operativi e comportamentali che ne rallentano la piena diffusione.
La traiettoria delle coperture catastrofali nel sistema assicurativo italiano resta quindi legata alla capacità di ridurre la distanza tra obbligo normativo, percezione del rischio e accessibilità effettiva delle soluzioni per le imprese.




