Per Consultique tale percentuale si raggiunge con Tfr, contributi volontari e del datore di lavoro
Che si guardi a un fondo pensione, a un Pip o ad altre forme di accantonamento, non fa differenza. L’importante è cominciare subito a integrare la pensione pubblica. «Fino a quando c’era il modello retributivo, un giovane poteva cominciare a pensare alla pensione negli ultimi 5-10 anni di vita lavorativa – commenta Alberto Brambilla, coordinatore della Giornata nazionale della previdenza –. Oggi, con il metodo contributivo non è più così. I tassi di sostituzione sono più bassi rispetto al passato, in quanto dipendono dai contributi versati».
Un lavoratore dipendente, per esempio, percepirà come pensione il 64% della sua ultima retribuzione, mentre per un lavoratore autonomo il 55 %. «Bisogna cominciare subito a pensare alla previdenza complementare. Basterebbe versare circa il 4% della retribuzione annua per accrescere di un 10% il tasso di sostituzione – fa notare Brambilla –. E il nostro obiettivo è raggiungere un livello minimo di integrazione del 20%».
Secondo una simulazione di Consultique, è possibile arrivare a un rapporto di copertura dell’80% dell’ultima retribuzione percepita versando nel fondo il Tfr, il contributo del datore di lavoro, pari all’1%, e una quota volontaria dell’1%. In tal modo, si percepirà una pensione netta annua di 32.589 euro, a fronte di un obiettivo di tenore di vita di 33.197. La simulazione è stata effettuata su un dipendente, assunto nel gennaio 2009 che percepisce un reddito di 1.800 euro netti al mese per 14 mensilità, equivalente a un netto annuo di 25.200 euro (38.198 lordi). Il tasso di crescita del reddito è stato parametrato a un’inflazione del 2% mentre l’iscrizione al fondo di previdenza complementare, un bilanciato obbligazionario, è avvenuta nel gennaio 2014. Inoltre è stato ipotizzato come anno di pensionamento il 2045, con un’anzianità contributiva di 36 anni e 5 mesi. «Su questi parametri – commenta Giuseppe Romano, responsabile ufficio studi di Consultique – il tasso di sostituzione netto della sola pensione pubblica sarebbe del 63,23%, ben lontano da quell’80% fissato come obiettivo di tenore di vita». Versando solo il Tfr si arriverebbe a un rapporto di copertura del 75%, mentre mantenendo il Tfr in azienda e versando solo un contributo volontario dell’1% la copertura sarebbe del 64,11%. «È per questo che bisogna incentivare la previdenza complementare – conclude Brambilla –. In Italia c’è ancora una scarsa sensibilità, forse perché si guarda al fondo pensione come a un qualcosa che vedremo solo alla fine della nostra vita. Non è così. È un salvadanaio, un libretto di risparmio dei tempi moderni. Ogni mese si versa una piccola quota del proprio risparmio e in caso di necessità è possibile sempre attingere al fondo, prelevando fino al 75% del capitale accumulato».
Autore: Gabriele Petrucciani – Il Sole 24 Ore



