Opinione della Settimana

Il bonus per le casse di previdenza rischia il flop

Cassa ragionieri Imc

(Fonte: ItaliaOggi)

Le criticità legate al decreto la cui pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è attesa da mesi

Decreto sul bonus fiscale (credito d’imposta del 6% per le Casse previdenziali dei professionisti, del 9% per i Fondi pensione) per puntare sullo sviluppo dell’economia reale del paese ancora «in freezer»: firmato dal ministero dell’Economia a metà maggio, infatti, «è un fantasma, non essendo finora approdato in Gazzetta Ufficiale». E la normativa appare, comunque, «una complicazione di affari semplici». È l’opinione di Alberto Brambilla, coordinatore del comitato tecnico scientifico di Itinerari previdenziali, che commentando l’iniziativa governativa per indurre il mondo degli Enti pensionistici privati a immettere risorse in alcuni settori produttivi, per stimolare la crescita del pil nazionale, evidenzia come il meccanismo non sia privo di criticità. Difatti, i passaggi sono «investire nello sviluppo del paese, mandare a fine anno all’Agenzia delle entrate il prospetto, affinchè possa valutare se queste operazioni sono meritevoli di credito d’imposta», poi «si fa il conto se, fra tutti gli investitori, si riesce a stare dentro» alla dotazione complessivamente stanziata, nell’ambito del decreto, cioè negli «80 milioni di euro». E se, «supponiamo, la richiesta di agevolazioni fiscali sarà di 160 milioni, essendone disponibile soltanto la metà, a tutti verrà concesso il 50% delle agevolazioni».

Nel frattempo, il panorama delle scelte finanziarie degli enti costituiti grazie ai decreti legislativi 509/1994 e 103/1996 è stato proprio pochi giorni fa messo nero su bianco dalla Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), nell’ambito della sua relazione sulle performance del 2014, illustrata in parlamento: su 66 miliardi di patrimonio totale quasi 20 miliardi sono investiti nell’immobiliare, la quota più rilevante degli investimenti mobiliari pari a 20 miliardi (un terzo del totale) è in obbligazioni, di cui il 66% titoli di stato. Gli investimenti nella penisola assorbono quasi il 50% del patrimonio complessivo, «ma se depuriamo questo dato dalla componente immobiliare e dai titoli di Stato, all’economia reale restano 2,5 miliardi di cui 1,4 in titoli obbligazionari corporate e 1,1 miliardi in azioni». In totale, sottolinea il vertice di Itinerari previdenziali, «su oltre 191 miliardi di patrimonio, al di là dei titoli di Stato all’economia ne vanno 5», ossia «meno del 3%». Sollecitato, perciò, a prevedere in che misura le Casse dei professionisti aderiranno all’opportunità contenuta nel decreto, quando diventerà operativo, Brambilla afferma che «è probabile che molti soggetti preferiscano, nel ventaglio delle aree di investimento proposte, mettere i propri soldi nelle Piccole e medie imprese (Pmi)», oppure saranno orientati, in parte, a «comprare quote di fondi attivi in campo infrastnitturale e, nello specifico, nelle energie rinnovabili». Però, «aspetterei a fare ipotesi prima di leggere cosa c’è scritto nel testo», visto che circola voce, addirittura, che «le Pmi non saranno incluse nella stesura definitiva», quella che verrà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Malgrado le «complicazioni», è tuttavia propenso a credere che «spesso gli operatori hanno più buonsenso del legislatore», dunque le chance del decreto non andranno del tutto in fumo.

A tal proposito, Valerio Bignami, presidente dell’Eppi, l’Ente previdenziale dei periti industriali, ha un’opinione netta: premettendo che «è una filosofia d’investimento corretta che le Casse si assumano questa responsabilità verso l’economia reale del nostro Paese», considera il decreto «un piccolo aiuto concessoci dal governo, a fronte di una condizione di ben maggiore criticità: è stata, infatti, tradita quella promessa, o rassicurazione, che avevamo ricevuto prima del via libera alla legge di Stabilità». È, infatti, venuta a mancare quella «armonizzazione fiscale» auspicata, e la tassa sui rendimenti finanziari è passata dal 20 al 26%. Quanto consentito, pertanto, dal provvedimento dell’Esecutivo costituisce «un incentivo minimo, che non risolve nulla sul versante dell’adeguatezza delle prestazioni che andremo a dare ai periti industriali», chiosa Bignami.

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