
(di Luigi Dell’Olio – Il Piccolo)
La quota ceduta da Bankitalia. La Cassa Depositi e prestiti convoca il 10 luglio l’assemblea per il cambio dei vertici
Il Fondo Strategico Italiano ha completato la sua uscita dal capitale di Generali, in una giornata che ha riservato decisioni importanti in capo alla controllante Cassa Depositi e Prestiti.
Iniziando da Fsi, l’operazione ha un valore più che altro tecnico: il 4,48% in portafoglio nei fatti era stato già dismesso attraverso operazioni di copertura. Ieri è arrivata l’ufficializzazione, che di fatto non ha provocato particolari reazioni in Borsa, con il titolo del gruppo assicurativo che ha chiuso la seduta a +0,12%, sostanzialmente in linea il +0,22% messo a segno dal Ftse Mib. La quota di Fsi risaliva a uno scambio azionario con Bankitalia, con quest’ ultima che aveva rilevato tre anni fa il 20% del fondo, pagando una parte in contanti e per un’altra parte apportando il pacchetto di azioni Generali. Ora che Fsi ha ceduto la partecipazione, l’istituto di Via Nazionale ottiene il rimborso delle azioni privilegiate Fsi e resta nella compagine sociale ordinaria del fondo con una quota del 7%.
L’azionista di controllo di Fsi è Cassa Depositi e Prestiti (ha in mano l’80% del capitale), il cui cda ieri ha deciso di convocare l’assemblea in sede straordinaria e ordinaria per l’approvazione di modifiche statutarie concordate dai soci e per l’adozione di decisioni sugli amministratori. L’appuntamento è stato fissato per il 10 luglio in prima convocazione e per il 14 luglio, in seconda.
Sarà quella l’occasione per definire il nuovo perimetro d’azione della società partecipata dal Tesoro e dalle Fondazioni, che il Governo vorrebbe più impegnata a sostenere la politica industriale. Del resto, con una potenza di fuoco di 250 miliardi di euro (derivanti dal risparmio postale), e partecipazioni in numerose società strategiche, Cdp può svolgere un ruolo importante come propulsore della ripresa.
La riunione dei soci servirà anche a eleggere i nuovi vertici di Cdp, con Fabio Gallia che prenderà il posto di Giovanni Gorno Tempini nel ruolo di amministratore delegato e Claudio Costamagna nella funzione di presidente. A cedergli il posto sarà in questo caso Franco Bassanini, che diventerà consigliere personale del premier Matteo Renzi e potrebbe ambire a un posto alla Consulta.
Nelle scorse settimane vi era stato un braccio di ferro tra le Fondazioni e il Governo, dato che le prime avevano opposto un netto rifiuto alla sostituzione di Bassanini, dato che per statuto tocca proprio agli enti la nomina del presidente. La quadratura del cerchio è stata poi trovata in seguito alle rassicurazioni su altre nomine nella prima linea manageriale e alla garanzia sui criteri di distribuzione degli utili a favore degli azionisti di minoranza.
Sempre ieri, il cda di Cassa depositi e prestiti ha deliberato l’erogazione di finanziamenti per un totale di oltre 1,9 miliardi di euro. Le risorse – informa una nota – saranno destinate alla realizzazione di opere di edilizia scolastica, a supporto dell’export e della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione nei settori della cantieristica e della meccanica.




