
(di Francesco Di Frischia – Corriere della Sera)
Garantire la sostenibilità di lungo periodo del sistema, pur mantenendo adeguati livelli di protezione sociale, passare dal Welfare State alla Welfare Society. È questo l’obiettivo da centrare per razionalizzare la spesa pubblica e perseguire una maggiore equità nelle prestazioni di welfare erogate. Sul punto, su cui concentra da due anni il lavoro del gruppo Unipol, si sofferma l’analisi che oggi verrà presentata a Roma con la partecipazione dei principali stakeholder attivi sui temi del welfare.
Dallo studio di Sda Bocconi School of Management emerge che la spesa per pensioni, sanità e assistenza sociale assorbe ormai la cifra di 439,4 miliardi l’anno. Molti ancora gli sprechi, mentre la continua crescita dei costi mette a rischio la sostenibilità dei conti. «Occorre guardare al welfare complementare e integrato il cui sviluppo non può essere procrastinato», sottolinea Fiammetta Fabris, direttore generale di Unisalute, che lancia alcune proposte: «Estendere i benefici fiscali anche alla sanità integrativa e aprire alle assicurazioni per la salute che svolgono un ruolo cruciale per milioni di famiglie. Serve una legge quadro sulla sanità integrativa che faccia ordine dove oggi non ci sono regole e i controlli sono scarsi». Tra le idee elaborate dal think tank l’istituzione di un plafond unico di deducibilità per ogni spesa — singola o familiare — che rientri nell’alveo del welfare.




