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IDD: in un report di Eiopa le tante zone d’ombra della direttiva in vigore dal 2018

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

I nodi, alla fine, vengono al pettine. L’Eiopa, il regulator europeo delle polizze, ha appena pubblicato un lungo report sulla prima applicazione delle IDD, la direttiva sulla distribuzione assicurativa, in vigore dal 2018. E’ un’analisi che incorpora anche le conclusioni di una consultazione alla quale hanno partecipato imprese, associazioni, consumatori. Le parole sono felpate come si conviene ad un documento di un regulator ma la sostanza fa riflettere. Al di là di una generica attestazione sulla capacità della direttiva di migliorare la distribuzione dei prodotti assicurativi e la professionalità degli intermediari le aree d’ombra appaiono prevalenti. A dispetto degli auspici della direttiva – attesta il report – il mercato europeo della distribuzione assicurativa è rimasto “vario ed ampiamente frammentato” con limitate attività cross border tra i diversi paesi dell’Unione. E’ un esito ampiamente scontato visto che la scelta dei legislatori europei, al tempo, era stata quella di un’armonizzazione minima e non di un’armonizzazione massima com’è accaduto invece con la direttiva Mifid sui servizi finanziari. E così tra gli 815 mila intermediari assicurativi europei vi sono le figure professionali più diverse. L’Italia, che vanta il maggior numero di intermediari assicurativi rispetto a tutti gli altri paesi del continente, include nel novero non soltanto agenti o broker ma anche subagenti, produttori e collaboratori. E’ difficile capire come si sta modificando un aggregato così differenziato al suo interno.

Dalle analisi di Eiopa risulta che nel periodo 2016-2020 si è assistito ad una diminuzione significativa degli intermediari persone fisiche e ad un leggero aumento degli intermediari persone giuridiche. Ma per esempio soltanto alcuni paesi (segnatamente la Repubblica Ceca ed il Lussemburgo) hanno eliminato dagli elenchi i soggetti che risultavano inattivi. E pertanto, non tenendo conto di quei paesi, la diminuzione degli intermediari risulta più contenuta (vedi tabella).

Fa riflettere poi, sulle tendenze della distribuzione, la scarsa percentuale di vendite on line anche nel 2020, l’anno della pandemia. In particolare in Italia la percentuale dei contratti interamente distribuiti on-line è rimasta inchiodata all’1,9% tra il 2018 ed il 2020.

La difficoltà di interpretare correttamente i trend del mercato non è l’unico punto debole della IDD. Il mondo delle imprese – si trova scritto nel report – lamenta un eccesso di regolamentazione che sta mettendo fuori mercato gli operatori più piccoli. Quella onerosa normativa, peraltro non soddisfa neppure i consumatori poiché non è riuscita ad impedire – hanno fatto presentele loro associsazioni – vendite inappropriate soprattutto di prodotti unit-linked e di polizze ipotecarie e di protezione del credito al consumo.

Sotto il profilo tecnologico la IDD è nata vecchia perché le regole sull’informativa da consegnare al consumatore indicano nel supporto cartaceo l’opzione di default e la regolamentazione non contempla i nuovi sviluppi digitali e le nuove problematiche che vi sono connesse (robo-advisor, intelligenza artificiale etc.).

In Europa, a forza di aggiungere nuove normative, si è creata una diffusa sovrapposizione regolamentare (overlapping) di cui da conto un allegato al report, con requisiti informativi che, in più punti, ricorrono contemporaneamente nella IDD, nella direttiva sulle vendite a distanza, o in quelle dei PRIIPS (prodotti finanziari preassemblati) o di Solvency II.

Nel bilancio di questi primi tre anni di regolamentazione si toccano con mano gli effetti perversi di un intrusione di campo della regolamentazione in ambiti che non gli appartengono. Con le norme sulla governance dei prodotti (POG), ad esempio, la IDD prescrive nel dettaglio come le compagnie debbano progettare le loro polizze perché soddisfino gli interessi dei consumatori. Vincoli che, a cascata, si riverberano anche sulle reti di distribuzione. Ma perché, non è interesse di un’azienda trovare il prodotto buono per i suoi consumatori potenziali? A che serve il marketing? C’è bisogno che un regulator indichi la strada giusta? Certo non sono mancati in passato casi evidenti di mis selling, di polizze vita decennali vendute ad ultraottantenni, solo per fare un esempio. Ma per combattere queste patologie sarebbe sufficiente prescrivere semplici regole di condotta (“fare gli interessi de proprio cliente”, “non vendere prodotti inappropriati”) e poi colpire con durezza chi non le rispetta. Recentemente la Financial Conduct Authority (FCA) inglese si è accorta della pratica scorretta delle compagnie britanniche di favorire i nuovi clienti a scapito di quelli fedeli, penalizzati con premi assicurativi più elevati. Da gennaio quelle pratiche sono state vietate e in dieci anni – questa è la stima – £4,2 miliardi di sterline torneranno nelle tasche degli assicurati. Senza tanti inutili moduli da spuntare e controfirmare a casaccio.

a cura di Riccardo Sabbatini

Leggi anche La moda dei buyback e il don’t look up del mercato assicurativo

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