Opinione della Settimana

Come rilanciare la previdenza favorendo la vera crescita

Welfare (3) ImcNon ereditiamo il mondo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli. È un detto degli indiani d’America e rende l’idea della solidarietà intergenerazionale. Se i nostri padri avessero ragionato così, alla fine degli anni 60, forse la crescita di quelli successivi sarebbe stata meno illusoria. Soprattutto, non sarebbe stata a scapito del futuro. La sfida oggi è crescere per avere un futuro. La soluzione sta nel risparmio previdenziale e in come si traduca in investimenti dedicati allo sviluppo.

Il richiamo agli anni 60 si riferisce alla riforma delle pensioni del ’69. È allora che si abbandonò il criterio contributivo, passando a quello retributivo e prevedendo un tasso di sostituzione dell’ultima retribuzione tra il 75 e l’80%. Ciò, ipotizzando la stabilità nel tempo di alcuni assunti demografici e macroeconomici, come il tasso di natalità non inferiore al 3%, la speranza di vita fino a 65 anni e la crescita del Pil intorno al 5%. A tali condizioni un sistema finanziato a ripartizione è più conveniente di uno a capitalizzazione. Se le condizioni cambiano, però, come sono drasticamente cambiate – si pensi all’allungamento della vita, al bassissimo tasso di fecondità e alla decrescita del Pil – l’abbinamento fra finanziamento a ripartizione e criterio retributivo molto generoso si trasforma in uno schema Ponzi. Per questo si è dovuto accelerare il ritorno al contributivo, con un ridimensionamento del tasso di sostituzione; mentre per gli attuali pensionandi si calcola circa il 67% dell’ultima retribuzione, per chi andrà in pensione intorno al 2030 la pensione scenderà al 50%. Un rapporto che potrà essere inferiore qualora il lavoratore, da giovane, abbia vissuto carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti. Da qui l’importanza della previdenza integrativa, come ribadito anche dall’Ocse; lo sviluppo del secondo pilastro a capitalizzazione individuale è indispensabile per garantire l’equilibrio fra sostenibilità finanziaria e sociale del Paese. Non basta dire che cosa serva, però, affinché succeda; dobbiamo farla succedere, affinché serva; innescando un circolo virtuoso. Il discorso tocca almeno tre aspetti.

Gli ultimi governi che hanno messo mano al primo pilastro hanno fatto poco per favorire lo sviluppo del secondo e incoraggiare a servirsene; soprattutto i giovani. È rimasto del tutto disatteso l’obiettivo di rafforzare l’informazione previdenziale con campagne specifiche, tipo pubblicità progresso, o l’invio della busta arancione da parte dell’Inps. Bisogna evitare che i risparmi previdenziali vengano utilizzati per tappare le falle del nostro bilancio pubblico, o dell’Inps, come qualcuno ha proposto di recente. L’utilizzo per spesa corrente del Tfr accantonato presso il Fondo di tesoreria del predetto istituto ha avuto il sapore di un anticipo di esproprio, come denunciato dalla Corte dei conti, che non vorremmo si ripetesse sotto altra forma. Infine, tocca anche a noi, come Associazione dei Fondi Pensione Negoziali e come Parti Sociali, giocare fino in fondo le nuove sfide per il rilancio del settore, come ribadito anche in occasione dell’Assemblea Annuale dell’11 dicembre, in occasione del decennale di Assofondipensione: dallo sviluppo del welfare integrato fino al rafforzamento delle ipotesi di gestione diretta delle risorse, da parte dei Fondi Negoziali, attraverso investimenti alternativi, a lungo termine, che possano avere forti ricadute positive sull’economia reale. Perché la previdenza non si assicura mettendo i soldi in un cassetto, ma trasformando il risparmio in investimenti destinati allo sviluppo, nelle infrastrutture come nel private equity, solo per elencare due destinazioni alternative agli asset class più tradizionali; partecipando, così, alla circolazione dei redditi. Lo sforzo è duplice: dobbiamo sostenere il peso del futuro pensionistico dei lavoratori, così come spingere il presente dell’economia, per far sì che gli aderenti possano lavorare e risparmiare per la loro pensione. Nel ’69 ci s’illuse di sorti magnifiche e progressive; oggi potremmo fare l’errore opposto. Per questo, dovremmo ricordarci di aver preso in prestito il mondo dai nostri figli: proprio per non lasciare a loro le nostre colpe omissive da espiare.

Autore: Michele Tronconi – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

P.S.: L’autore dell’articolo è presidente Assofondipensione – Associazione dei fondi pensione negoziali – ndIMC

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