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Mefop, resoconto seminario “Quale futuro per i Fondi pensione” – Roma, 8 aprile

Mefop (2)

Si è tenuto ieri, mercoledì 8 aprile, a Roma, presso la sede della Commissione di Vigilanza dei Fondi pensione (Covip), il seminario Mefop dedicato alle ultime novità normative e regolamentari del sistema degli investitori previdenziali.

I lavori sono stati aperti dal presidente Mefop, Mauro Marè, il quale ha affermato che il sistema di previdenza complementare può essere certamente migliorato – “ben vengano dunque gli interventi migliorativi” –, ma rimane comunque un sistema di salvaguardia fondamentale per il futuro dei lavoratori e dei cittadini in generale. Soprattutto in un contesto in cui – ha precisato Marè – il sistema previdenziale obbligatorio (I pilastro) non sarà in grado di rispondere in futuro alle esigenze di una popolazione che invecchia e vive sempre di più. La previdenza complementare, basandosi su un sistema a capitalizzazione non “scarica” alcun onere pensionistico sulle generazioni future (allontanando così lo spettro di un possibile conflitto generazionale) e si sottrae, ha proseguito il presidente Mefop, alla logica del median voter (come emerso anche da una recente indagine della World Bank, gli over 50 hanno una propensione al voto – e un “peso politico” – maggiore rispetto ai giovani, difficile quindi che possano sostenere riforme del welfare che possano andare, in qualche modo, a loro detrimento).

Nel passare la parola a Pasquale Sandulli, giuslavorista e docente alla LUISS Guido Carli, il direttore generale di Mefop, Luigi Ballanti, ha brevemente ricapitolato non solo le misure normative e regolamentari che sono state fin qui realizzate (ad esempio, l’innalzamento dell’aliquota di tassazione dei rendimenti dei Fondi pensione e delle Casse di previdenza, l’operazione “Tfr in busta paga” e il decreto sul credito di imposta per gli investimenti nel sistema Paese), ma ha ricordato anche quelle misure che sono attualmente ancora in via di definizione e che, se adottate, avranno un impatto rilevante sul II pilastro previdenziale (come ad esempio il Disegno di legge “Concorrenza”, in particolare l’art. 15). Il tutto, ha concluso Ballanti, senza perdere di vista l’esigenza sempre più manifesta di parlare di previdenza integrativa e “fare cultura della previdenza complementare” a tutti i livelli (dal mondo della scuola a quello del lavoro), “approfittando, perché no, del cambiamento normativo in atto”.

Sandulli ha quindi annunciato ai presenti che martedì scorso, 7 aprile, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il Disegno di legge “Concorrenza”, avviandone così l’iter parlamentare. Il giuslavorista ha quindi proseguito con una minuziosa disamina dell’art. 15 del disegno di legge (per approfondimenti si rimanda all’editoriale dell’Osservatorio Giuridico Mefop n.36, allegato in calce all’articolo), incentrato sulla portabilità dei Fondi pensione, ricordando come il principio della concorrenzialità tra le forme previdenziali, ivi richiamato, fosse già stato oggetto di un intervento del legislatore comunitario a fine degli anni ’90 (con la sentenza Albany, C-67/96, la Corte di Giustizia europea affermò che “quando il contratto collettivo sia finalizzato a migliorare il trattamento dei lavoratori, esso deve considerarsi escluso dal campo di applicazione della disciplina comunitaria della concorrenza”) e come proprio il principio di libera circolazione, o di trasportabilità del contributo datoriale che dir si voglia oggi, aveva a suo tempo rallentato l’emanazione del d.lgs. 252/2005. “Qualora il ddl concorrenza entrasse in vigore rebus sic stantibus – ha concluso Sandulli – i Fondi pensione negoziali sarebbero soggetti alle stesse regole applicabili all’esercizio delle libere professioni e alle assicurazioni, Fondi pensione come “soggetti di mercato” quindi? E il problema della governance come si affronterebbe?”.

I lavori sono proseguiti con gli interventi dei rappresentanti dell’area Normativa e istituzionale di Mefop, Lorenzo Cicero, Paolo Pellegrini e Flavio De Benedictis. Cicero e Pellegrini sono entrati nel dettaglio dell’operazione “Tfr in busta paga”, a regime dai primi di aprile: il primo ha illustrato le modalità attuative, mentre il secondo ha presentato una valutazione comparativa sulla convenienza tra richiedere il Tfr in busta paga, lasciarlo in azienda o destinarlo al Fondo pensione. Valutazione comparativa effettuata sulla base della diversa tassazione applicata.

Flavio De Benedictis, infine, ha illustrato le novità fiscali che hanno interessato il sistema di II pilastro, la tassazione dei rendimenti per i Fondi pensione e le Casse professionali e i possibili contenuti del nuovo decreto ministeriale sul credito d’imposta.

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Editoriale “I Fondi Pensione fra azione di Governo ed iniziative giudiziarie”, di Pasquale Sandulli, Osservatorio Giuridico Mefop n.36: I Parte – II Parte

Legge di Stabilità per il 2015: Il fondo pensione si conferma la forma di risparmio più conveniente (pillola previdenziale a cura dell’area giuridica Mefop)

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