L’ex senatore M5S Gianni Pietro Girotto racconta il modello cooperativo che rinuncia alla pubblicità e redistribuisce i risparmi ai soci
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Sul blog di Beppe Grillo torna a comparire il tema delle assicurazioni etiche, un modello poco conosciuto ma attivo da diciassette anni nel panorama italiano. A raccontarlo è Gianni Pietro Girotto, ex senatore ed ex presidente della Commissione Industria, Commercio e Turismo, che in un articolo descrive il funzionamento di una cooperativa assicurativa costituita da alcune migliaia di soci-utenti, priva di distribuzione di dividendi e con personale retribuito a fisso anziché a provvigione.
Secondo la ricostruzione dell’autore, la struttura negozia con le compagnie assicurative condizioni più favorevoli rispetto agli standard di mercato, a partire dalla riduzione delle cosiddette clausole vessatorie, quelle disposizioni contrattuali, spiega Girotto, che tutelano l’assicuratore a scapito dell’assicurato e che la legge impone di sottoscrivere con firma separata. Nell’esempio citato nell’articolo, una polizza Rc Auto stipulata tramite la cooperativa coprirebbe già di base circostanze come la patente scaduta, la mancata revisione del veicolo o lo stato di ebbrezza del conducente, senza che il cliente debba richiederle espressamente.
L’articolo si sofferma anche sulla fase di liquidazione dei sinistri, sostenendo che la cooperativa vigili affinché non vengano adottate manovre volte a ridurre l’importo o a rallentare i tempi del risarcimento. Una pratica che, scrive l’autore, non dovrebbe verificarsi ma che secondo la sua esperienza personale non sarebbe infrequente nel mercato assicurativo in generale. Un ulteriore elemento distintivo riguarderebbe l’approccio alla prevenzione del rischio: nel caso di un’azienda con depositi di materiale infiammabile, ad esempio, la cooperativa privilegerebbe interventi strutturali come impianti antincendio o pareti tagliafuoco rispetto alla semplice sottoscrizione di una polizza aggiuntiva.
Governance e trasparenza restano, nel racconto di Girotto, i tratti più caratterizzanti del modello. L’assemblea dei soci funziona con il voto capitario, accessibile anche da remoto, un meccanismo che secondo l’autore impedisce a soci più facoltosi di esercitare un controllo sproporzionato sulla cooperativa. L’ente avrebbe inoltre ottenuto una certificazione che prevede la presenza in consiglio di amministrazione di un rappresentante delle future generazioni, con il compito di tutelare la sostenibilità ambientale e sociale piuttosto che la redditività aziendale.
Girotto spiega infine la scarsa notorietà di queste realtà con la scelta, definita etica, di non investire in pubblicità, destinando quelle risorse alla riduzione dei costi per gli associati. “Non c’è nulla di male a essere ricchi/ricchissimi”, precisa l’autore nell’articolo, pur segnalando i rischi legati alla concentrazione di potere finanziario nei grandi fondi di investimento globali. Il tema delle forme mutualistiche e cooperative nel settore assicurativo continua così ad affacciarsi nel dibattito pubblico italiano, accanto ai modelli distributivi più diffusi basati su compagnie e reti agenziali.




