Opinione della Settimana

Fondi integrativi, mattone e polizze. Così i trentenni salvano la pensione

Risparmio - Salvadanaio (5) Imc

(di Sandra Riccio – La Stampa Tuttosoldi)

La strategia degli esperti per evitare i mini-assegni. Ma attenti a costi e commissioni

Tito Boeri, presidente dell’Inps, è tornato sul tema caldo del futuro pensionistico dei nati negli Anni 80. Chi ha 36 anni o giù di lì rischia di veder ritardare la propria uscita dal mondo del lavoro anche fino a 75 anni. Disoccupazione, ingressi lumaca nel mondo del lavoro, buchi contributivi, impieghi precari e bassi stipendi sono i principali nemici delle pensioni dei giovani. Boeri prova a innescare delle risposte individuali a un tema che va affrontato con larghissimo anticipo. Dal fondo integrativo, alle polizze, all’investimento immobiliare, le strade sono molte ma si tratta di una maratona lunga che occorre affrontare con metodo. Evitando criticita come costi e commissioni, che erodono pesantemente il capitale futuro, e ottimizzando i bonus del Fisco.

Da dove iniziare

«Per assicurarsi un futuro sereno è importante conoscere bene la propria situazione pensionistica obbligatoria, quindi bisogna informarsi sul metodo di calcolo che verrà applicato nel nostro caso, sui contributi già versati e sull’età di pensionamento che ci riguardano – dice Giuseppe Romano, direttore ufficio studi Consultique. Solo così si possono determinare le prestazioni previdenziali che si riceveranno quando si smetterà di lavorare». Per l’esperto tutto questo rappresenta il punto di partenza per quantificare il gap pensionistico e le relative risorse finanziarie da accantonare ai fini del raggiungimento del tenore di vita desiderato. Poi, una buona conoscenza dell’offerta previdenziale complementare e le eventuali agevolazioni fiscali a disposizione di chi si vuole costruire un salvapensione completano il quadro. Questo eviterà sorprese negli anni a venire.

I fondi pensione

Non è facile districarsi nella selva di soluzioni oggi a disposizione dei lavoratori. Tra i fondi ci sono due strade. La prima è quella dei fondi pensione chiusi negoziali che prevedono anche contributi del datore di lavoro. «Vengono generalmente promossi da sindacati e associazioni professionali e di solito sono, per le categorie di lavoratori in cui essi sono presenti, uno strumento efficiente – dice Giuseppe Romano –. Il vantaggio sta nei bassi costi per l’integrazione previdenziale, a cui si aggiunge il beneficio del differimento d’imposta». Esiste, infatti, comune a tutti i prodotti del secondo e terzo pilastro (fondi chiusi, fondi aperti, polizze pip), la possibilità di dedurre il premio versato per un importo massimo di 5164 euro.

La seconda strada è quella dei fondi pensione aperti. E’ uno strumento proposto in banca o alle Poste che consente di accumulare, mese per mese, un capitale che un giorno garantirà un vitalizio di scorta. In teoria basta versare periodicamente una piccola somma e tra 40 anni si sarà trasformata in un bel gruzzolo. Un sacrifico di oggi che verrà ripagato domani. «Occorre però valutare bene la struttura dei costi che influisce negativamente sulla redditività», aggiunge Romano.

Le polizze

Le polizze pip, promosse soprattutto da agenti e produttori assicurativi, promotori finanziari e banche, sono polizze che investono in prodotti unit linked o in gestioni separate assicurative. «Le polizze pip, oggi, rappresentano il modo meno efficiente e più costoso per iniziare a risolvere l’esigenza di un’adeguata integrazione della rendita pubblica – dice Romano –. Non di rado il beneficio del differimento d’imposta viene meno per l’impatto dei caricamenti insiti in tali polizze».

Il mattone

Altra ipotesi già molto praticata è quella di puntare sugli immobili. I rischi non mancano: occorre tenere presente i costi che l’immobile può produrre, dalle manutenzioni, alle tasse, ai rischi di inquilini insolventi. Oltre all’affitto, l’immobile può diventare una riserva importante di liquidità ed essere smobilizzato, sia parzialmente, sia integralmente.

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